MARIN MONTAGUT. QUANDO LA POESIA INVADE LO SGUARDO

di Sara Giovanna Carletti

Ci sono persone che entrano nella nostra vita senza bisogno di chiedere il permesso.

Non diventano nostre amiche, a volte non le incontriamo nemmeno.

Eppure, con il tempo, iniziano ad abitare il nostro immaginario.

Accade lentamente, attraverso un libro, una fotografia, un oggetto, una vetrina, un luogo in cui continuiamo a tornare.

Così, senza accorgercene, il loro modo di guardare il mondo si mescola un po’ al nostro e lo arricchisce, lo allena, lo stimola.

Ci insegna a vedere cose che prima non vedevamo o, meglio, ci insegna come guardarle da una prospettiva diversa.

Per me, una di queste persone è MARIN MONTAGUT e, senz’altro, il mio sguardo su Parigi (e non solo) deve molto al suo universo creativo.

Un collezionista di meraviglie

Illustratore, designer, autore, viaggiatore, collezionista: definirlo attraverso una sola disciplina sarebbe impossibile e soprattutto riduttivo.

Perché ciò che Marin Montagut crea non sono semplicemente oggetti.

Crea connessioni tra le cose.

Tra un vecchio savoir-faire francese e un disegno fatto a mano. Tra un oggetto trovato in un mercatino e una ceramica appena realizzata. Tra il ricordo di una Parigi scomparsa e la possibilità di renderla ancora incredibilmente contemporanea.

Nel suo universo convivono bicchieri dipinti a mano, ceramiche, foulard, quaderni, mappe illustrate, acquerelli, piccoli oggetti curiosi, libri, colori, simboli, talismani.

E ancora cuori, mani, sedie dei giardini parigini, insegne, facciate, limoni, quadrifogli, lune, stelle.

Cose minuscole e apparentemente ordinarie che, filtrate attraverso il suo sguardo, acquistano un significato nuovo.

Ed è questa la parte del suo lavoro che mi affascina di più.

La capacità di attribuire valore alle cose attraverso lo sguardo.

Perché non occorre che qualcosa sia straordinaria per meritare attenzione, ma è il nostro sguardo che deve esserlo per accorgersene.

 

48 rue Madame

Poi c’è il luogo nel quale tutto quanto diventa realtà: la Boutique  Marin Montagut al 48 di rue Madame, nel VI arrondissement.

La conosco da anni e, quando vado a Parigi, tornarci è diventato ormai quasi un rito

.

Non perché cerchi necessariamente qualcosa da comprare, ma perché ogni volta trovo qualcosa da guardare. (Anche se devo confessare che non credo sia possibile uscire senza portare con sé un pò di meraviglia).

Varcando la soglia della Boutique non si ha l’impressione di entrare in un negozio ma, piuttosto, nell’immaginario fantastico e creativo di Marin; è esattamente lì che ti senti ed è esattamente lì che, infatti, ti trovi.

Le pareti sono collezioni di meraviglie: oggetti, disegni, specchi, ceramiche e piccole curiosità che invitano continuamente lo sguardo a spostarsi da un punto ad un altro. Mobili trovati e recuperati, vecchie cassettiere, lampade, ceramiche, oggetti appesi, colori inattesi, disegni, piccole collezioni.

Lo sguardo non sa dove fermarsi e forse non deve, perché deve vagare; deve perdersi.

Avvicinarsi a una mensola, tornare indietro perché si è intravisto qualcosa, aprire idealmente un cassetto, osservare un dettaglio che pochi secondi prima non avevi neppure notato.

È uno di quei luoghi nei quali la curiosità viene continuamente ricompensata.

Ed è esattamente questa la sensazione che ho voluto portare anche dentro il mio libro Parigi Vibes.

 

Le pupille si dilatano

Nel libro ho scelto cinque realtà creative per raccontare altrettante Anime di Parigi attraverso i sensi.

A Marin Montagut ho affidato la vista.

Non avrei potuto scegliere un altro senso.

Per raccontarlo sono partita da un fatto quasi fisiologico che trovo meraviglioso:

Quando vediamo qualcosa che ci emoziona e ci attrae, le nostre pupille si dilatano per raccoglierne il più possibile.

Perché guardare non significa semplicemente vedere.

Significa essere disponibili a ricevere.

Lasciare che qualcosa ci incuriosisca abbastanza da farci fermare.

E credo che una parte importante della creatività nasca proprio lì: nella qualità dell’attenzione che dedichiamo al mondo.

Prima di inventare qualcosa bisogna aver guardato molto.

Bisogna aver raccolto, ricordato, mescolato. Dimenticato e poi ritrovato. E, soprattutto, bisogna aver saputo trovare il proprio personale linguaggio e modo di esprimere quanto abbiamo da dire.

Una Parigi fatta di dettagli

C’è un’altra cosa che sento profondamente vicino al modo in cui Marin racconta Parigi.

La sua non è la Parigi monumentale.

O, almeno, non soltanto.

È la Parigi di una sedia verde dei Jardin du Luxembourg, di un’insegna, di un piccolo bistrot, di una facciata, di un oggetto trovato, di un dettaglio architettonico, di qualcosa che sopravvive al tempo e continua silenziosamente a raccontare la città.

È una Parigi costruita attraverso frammenti.

Ed è proprio qui che il suo sguardo ha incontrato più profondamente il mio.

Perché anche Parigi Vibes è nato dalla convinzione che una città non sia soltanto ciò che contiene, ma ciò che siamo capaci di notare attraversandola.

Due persone possono percorrere la stessa strada e tornare a casa con la sensazione di due Parigi completamente diverse.

È questo che trovo meraviglioso del viaggio.

E, forse, anche della creatività.

Quando un universo ne incontra un altro

Nel tempo, insomma, la figura di Marin Montagut è diventata per me una certezza, quasi un punto di riferimento.

Osservando il suo lavoro provo sempre grande ammirazione e trovo ispirazione e nutrimento per la mia creatività.

Ma non cercando qualcosa da riprodurre o imitare.

Al contrario.

Perché se c’è una cosa che ho ben capito nella vita è che le persone che influenzano davvero il nostro modo di creare non ci insegnano a diventare più simili a loro. Mai.

Ci spingono piuttosto a diventare ancora più riconoscibili a noi stessi.

Ci insegnano a cercarci, a guardare dentro di noi nel profondo, a trovare quell’unicità e autenticità che ci rende speciali, non ordinari.

Ci insegnano, come piace dire spesso a me, a perderci per trovarci, veramente.

Scopri l’universo meraviglioso di MARIN MONTAGUT e lasciati trasportare nel suo mondo.