FINO A CHE PUNTO UN VIAGGIO PUÓ CAMBIARCI
COME É NATO PARIGI VIBES
di Sara Giovanna Carletti
So di non poter rispondere per tutti.
Posso rispondere per me.
Per quanto mi riguarda, il viaggio non è mai stato soltanto partire. È una forma di cura, un modo per ritrovare energia ed entusiasmo, la maniera più interessante per rallentare, trasformarsi, concedersi nuove possibilità.
È, come mi piace dire, la possibilità di perdersi per poi ritrovarsi, senza paura.
Credo che ogni viaggio racconti qualcosa di noi. Non soltanto per i luoghi che scegliamo di visitare, ma per il modo in cui li attraversiamo. Per ciò che ci emoziona, per ciò che richiama la nostra attenzione, per i dettagli sui quali decidiamo di fermarci.
In valigia mettiamo vestiti, scarpe, una macchina fotografica, una guida. Ma, soprattutto, mettiamo noi stessi. Con le nostre domande, le nostre fragilità, i nostri desideri, la nostra storia.
Ed è forse per questo che, quando torniamo, non siamo mai esattamente le stesse persone che sono partite.
È con questo spirito che è nato Parigi Vibes.
Ho scelto Parigi perché è la città che, più di tutte, mi abita. Quella che continua a sorprendermi, a ispirare il mio lavoro, a stimolare la mia creatività e a farmi sentire, ogni volta, incredibilmente a casa.
All’inizio pensavo di scrivere una guida per accompagnare i miei figli nel loro primo viaggio a Parigi.
Mi sono ritrovata, invece, a scrivere qualcosa che non avevo previsto.
Non una guida nel senso tradizionale del termine, ma un atlante emozionale.
Un libro che racconta una città attraverso le atmosfere, i dettagli, i luoghi del cuore, i profumi, le scenografie della tavola, gli indirizzi che amo, le persone che l’hanno resa speciale ai miei occhi e quaranta Vibes che diventano altrettanti modi di viverla.
Perché Parigi Vibes non racconta una Parigi oggettiva e, tantomeno, una Parigi turistica.
Non è una collezione di monumenti, boutique o indirizzi da spuntare.
È una raccolta di inviti.
Inviti a rallentare, a osservare, a lasciarsi sorprendere, a vivere la città secondo un ritmo diverso.
Secondo il proprio.
Ho cercato di raccontare quella Parigi che continua a farmi battere il cuore. Quella che conserva i miei ricordi e, ogni volta che ci torno, riesce a crearne di nuovi.
In fondo ho fatto quello che, da sempre, cerco di fare anche nel mio lavoro.
Vedere. Sentire. Trasformare. Condividere.
Credo che sia questo il significato più autentico della creatività: trasformare ciò che ci emoziona in qualcosa che possa emozionare anche gli altri.
Inaspettatamente, però, il primo cambiamento è avvenuto dentro di me.
Mi sono persa in questo progetto. In un viaggio straordinario che mi ha portata in un’infinità di luoghi, reali e interiori, al quale ho dedicato tutta me stessa per mesi.
E, alla fine, io per prima mi sono ritrovata.
Diversa.
Più consapevole.
Più libera.
Per questo, se oggi qualcuno mi chiedesse fino a che punto un viaggio possa cambiarci, la mia risposta sarebbe semplice.
Sempre.
A volte poco.
A volte profondamente.
E qualche volta senza che ce ne accorgiamo, fino al momento in cui ci guardiamo indietro e scopriamo di non essere più la stessa persona.
Può cambiarci abbastanza da farci tornare a casa con occhi diversi.
Oggi Parigi Vibes lascia il mio tavolo di lavoro per iniziare il suo viaggio.
Da questo momento non appartiene più soltanto a me.
Appartiene a chi lo sfoglierà, lo porterà con sé, lo annoterà, lo riempirà di pieghe, sottolineature e ricordi.
Se deciderai di condividere questo viaggio con me, mi aiuterai a scrivere il prossimo.
Perché ogni progetto che nasce trova il coraggio di continuare solo grazie alle persone che scelgono di farne parte.
E, per questo, ti sono profondamente grata.
Il tuo viaggio comincia da qui.
Ti invito a scoprire un nuovo modo di conoscere Parigi. E, forse, anche qualcosa di te.










